Tra tutte le pratiche di respiro intense, la respirazione olotropica è la più strutturata, la più lunga e la più carica di cornice. Chi la cerca su Google di solito ne ha sentito parlare da qualcuno che ne è tornato trasformato, o spaventato, o entrambe le cose. Questa pagina la descrive per quello che è, con le differenze rispetto al Rebirthing, e con una posizione chiara: non la propongo, e dico perché.
Da dove viene
Stanislav Grof, psichiatra ceco emigrato negli Stati Uniti, fu tra i ricercatori che negli anni Cinquanta e Sessanta studiarono clinicamente l'LSD. Quando quella ricerca fu interrotta, cercò con la moglie Christina un modo per accedere a stati non ordinari di coscienza senza sostanze, e lo trovò nel respiro. Nacque così, negli anni Settanta, la respirazione olotropica: "olotropico" significa "che tende alla totalità".
Il metodo porta i segni della sua origine. Non è pensato come una tecnica di benessere ma come una via d'accesso a esperienze profonde, con una mappa teorica elaborata, le "matrici perinatali", che collega quello che emerge alle fasi della nascita, e un impianto rituale che la distingue da tutto il resto.
Come si svolge
Si lavora in gruppo, in una giornata o in un fine settimana residenziale. Dopo una preparazione teorica, i partecipanti si dividono in coppie: uno respira, l'altro "assiste", cioè sta accanto senza intervenire se non su richiesta. Poi i ruoli si scambiano.
Chi respira si sdraia, occhi chiusi o bendati, e comincia a respirare più velocemente e più profondamente del normale, senza una tecnica precisa oltre all'indicazione di intensificare. La musica è parte essenziale del metodo: forte, evocativa, strutturata in fasi, dal ritmo iniziale al culmine alla quiete, per due o tre ore. I facilitatori, formati con una certificazione specifica, sorvegliano e intervengono con un lavoro corporeo se chi respira lo chiede.
Alla fine si disegna un mandala, per dare forma a quello che è emerso, e si condivide in gruppo. La sessione completa, con preparazione e integrazione, occupa l'intera giornata.
Cosa succede nel corpo
La fisiologia è quella di ogni iperventilazione prolungata, spinta qui più a lungo che altrove: l'anidride carbonica scende, il pH si sposta, i vasi si restringono, il controllo razionale si allenta. Formicolii, contrazioni delle mani, calore, e poi l'apertura. Ne ho scritto in cos'è l'iperventilazione e perché nel breathwork, a volte, è voluta.
La durata e la musica fanno la differenza. Due o tre ore di respiro intenso con un paesaggio sonoro costruito per evocare portano, per molte persone, molto più lontano di quanto arrivi un'ora di Rebirthing: visioni, esperienze di tipo nascita, episodi biografici rivissuti, stati che la tradizione chiama transpersonali. Per altre, un lungo stato di quiete, o semplicemente stanchezza.
Le differenze con il Rebirthing e il breathwork
Il Rebirthing usa una tecnica precisa, il respiro circolare, in sedute di un'ora o poco più, di solito individuali, con una guida che modula il ritmo e un'intenzione più legata al rapporto con il proprio respiro che all'esperienza straordinaria. L'olotropica non prescrive una tecnica, dura il doppio o il triplo, è collettiva, usa la musica come motore e ha una cornice teorica pesante.
Il breathwork somatico e la respirazione connessa stanno nel mezzo: tecnica del Rebirthing, durate intermedie, spesso musica, attenzione al corpo e alla regolazione. Il metodo Wim Hof è su un altro asse, cicli brevi e trattenute, per la resilienza.
In una scala di intensità, l'olotropica sta in cima. Per questo le sue controindicazioni sono le più stringenti di tutte, e la sua formazione la più lunga.
Perché non la propongo
Per tre ragioni, dette senza giudizio verso chi la pratica.
La prima è di competenza: la respirazione olotropica ha una sua formazione certificata, pluriennale, e chi non l'ha fatta non dovrebbe chiamare così quello che fa. Io non l'ho fatta.
La seconda è di intensità. Il mio lavoro parte dalla regolazione, dal respiro che sa frenare, e arriva alle pratiche intense gradualmente, in sedute che una persona può integrare nei giorni successivi. Due o tre ore di immersione con musica forte sono un'altra scala, e per molte delle persone che incontro sarebbero troppo, troppo presto.
La terza è di cornice. La mappa teorica dell'olotropica, con le sue matrici e la sua interpretazione delle esperienze, è coerente e affascinante, ma non è la mia. Preferisco restare vicino al corpo, alla fisiologia, e a quello che una persona porta via nella vita normale.
Se la respirazione olotropica ti attrae, cerca facilitatori con la certificazione ufficiale, informati sul setting e sulle controindicazioni, e arrivaci con una base: un corpo che conosce il respiro lento attraversa qualunque pratica intensa in modo diverso. Se invece cerchi un passo più misurato, con qualcuno accanto, in sedute che si possono integrare, è quello che faccio nelle sessioni individuali.
Le domande che mi fanno più spesso.
La respirazione olotropica si può fare individualmente?
Il metodo originale è di gruppo, con un setting preciso: coppie che si alternano, facilitatori certificati, musica, disegno finale. Esistono versioni individuali, ma non sono la respirazione olotropica come l'ha definita Grof.
Quanto dura una sessione?
La respirazione in sé due o tre ore, dentro una giornata o un fine settimana che comprende preparazione, condivisione e integrazione. È la più lunga tra le pratiche intense.
È legale e riconosciuta?
È una pratica legale, con una formazione internazionale certificata (Grof Transpersonal Training e successori). Non è una terapia riconosciuta dal sistema sanitario, e le controindicazioni sono le più stringenti tra tutte le pratiche di respiro.
Cosa scegliere tra olotropica e Rebirthing?
Dipende da cosa cerchi. L'olotropica è un'immersione lunga, collettiva, con un impianto che richiama le esperienze non ordinarie di coscienza. Il Rebirthing è più breve, individuale, orientato al rapporto con il proprio respiro nel quotidiano. Per chi comincia, il secondo è un passo più misurato.

