Ho cominciato dalla meditazione, come molti. Dopo l'esperienza che nel 2019 mi ha cambiato lo sguardo, ne ho raccontato qualcosa nella pagina su chi sono, avevo bisogno di uno strumento per continuare a esplorare, e la meditazione era il più accessibile. Sedersi, chiudere gli occhi, osservare il respiro senza toccarlo.
Funzionava. Ma per molto tempo ho avuto la sensazione di restare sulla soglia: la mente osservava, il corpo non partecipava. È stato il breathwork a farmi entrare, e da allora uso entrambi, per cose diverse. Questo articolo prova a dire quali.
Osservare o guidare
La differenza si può dire in due verbi. Nella meditazione il respiro si osserva. È un ancoraggio: la mente ci si appoggia per non seguire ogni pensiero, e ogni volta che si distrae torna lì. Il respiro non viene modificato di proposito. Anzi, l'esercizio è lasciarlo com'è e guardarlo.
Nel breathwork il respiro si guida. Si cambia ritmo, profondità, via d'ingresso, con l'intenzione di cambiare lo stato del corpo e, attraverso il corpo, della mente. Il respiro è lo strumento, non l'oggetto.
Sembra una differenza di sfumatura. In pratica è una differenza di porta. La meditazione entra dalla mente e arriva, con il tempo, al corpo. Il breathwork entra dal corpo e arriva, spesso in pochi minuti, alla mente. Per chi ha una mente molto attiva, e io ero tra questi, la seconda porta è più facile da aprire.
Tempi diversi
La meditazione è lenta per natura. I benefici che la ricerca le attribuisce, attenzione più stabile, reattività emotiva più bassa, arrivano con settimane e mesi di pratica regolare. Non c'è un modo per accelerarla: la pazienza è parte dell'esercizio.
Il breathwork, almeno nella sua parte regolatoria, agisce entro la sessione. Cinque minuti di respirazione coerente cambiano la frequenza cardiaca in modo misurabile. Un'espirazione lunga abbassa l'ansia prima che la mente abbia finito di spiegarsela. È una leva fisiologica, e le leve fisiologiche sono rapide.
Ma rapido non vuol dire profondo. Un cambiamento di stato dura quanto dura. La meditazione costruisce qualcosa che resta anche quando non si pratica, un modo diverso di stare con i pensieri. Il breathwork, se usato da solo, rischia di diventare una pillola: funziona, ma ogni volta bisogna riprenderla.
A chi serve cosa
Chi non riesce a stare fermo, chi si siede a meditare e dopo tre minuti è già in piedi, chi ha un corpo in allerta cronica, di solito ha bisogno prima di respiro. Non perché la meditazione non vada bene, ma perché la porta della mente, per un corpo agitato, è chiusa a chiave. Dieci minuti di respiro lento e nasale prima di sedersi cambiano l'esperienza della meditazione più di qualsiasi tecnica di concentrazione.
Chi invece è già abbastanza quieto, ma sente che la pratica è diventata un'abitudine senza più sorprese, può trovare nel breathwork esplorativo, quello del Rebirthing, una porta verso materiale che la meditazione gira intorno per anni. Il corpo tiene cose che la mente osserva da lontano. Il respiro intenso le porta al centro della stanza.
Insieme
La combinazione che uso, e che propongo, è semplice. Il respiro prima, per preparare il terreno: regolare, lento, basso. Poi la meditazione, che su un corpo quieto diventa un'esperienza completamente diversa da quella su un corpo in tensione. Ogni tanto, con la giusta preparazione, una pratica intensa, per andare a vedere cosa c'è sotto. E dopo, sempre, il silenzio: la meditazione come integrazione di quello che il respiro ha mosso.
Non sono in concorrenza. Sono due modi di arrivare nello stesso posto, uno dall'alto e uno dal basso, e per anni ho cercato di scegliere prima di capire che non serviva. Se stai cercando di capire da dove partire tu, parliamone: spesso la risposta è nella domanda stessa, in come descrivi quello che non funziona.
Le domande che mi fanno più spesso.
Devo scegliere tra i due?
No, e anzi funzionano meglio insieme. Il breathwork prepara il corpo, la meditazione allena la mente a restare. Molte persone che "non riescono a meditare" scoprono che dopo dieci minuti di respiro lento la meditazione diventa possibile.
Il breathwork è più veloce?
Nel produrre un cambiamento di stato, sì: il respiro agisce sulla fisiologia in pochi minuti. Nel costruire una presenza stabile nel tempo, no: lì serve la pazienza della meditazione. Veloce e profondo non sono la stessa cosa.
Serve una tradizione spirituale per praticare?
Non per il breathwork, che è fisiologia applicata. La meditazione ha radici in tradizioni contemplative, ma esistono forme laiche perfettamente valide. Il rispetto per quelle radici non obbliga a sposarle.

