Sbadigliamo in riunione e ci scusiamo. Sospiriamo al telefono e l'altro chiede se è tutto a posto. Il singhiozzo ci fa ridere, o ci imbarazza. Tutti e tre li trattiamo come inconvenienti, piccoli incidenti del corpo da nascondere. Sono invece tre finestre sul modo in cui il respiro si regola da solo, e vale la pena guardarci dentro.
Lo sbadiglio non è stanchezza
La spiegazione che tutti conoscono, lo sbadiglio serve a prendere più ossigeno, è stata studiata e non regge: sbadigliamo tanto in ambienti ricchi di ossigeno quanto in quelli poveri. L'ipotesi oggi più solida è che serva a raffreddare il cervello, con quella grande inspirazione che porta aria fresca ai vasi del cranio, e a segnalare un cambiamento di stato: dal sonno alla veglia, dalla veglia al sonno, dalla tensione al rilascio.
Quest'ultima è la parte che vedo più spesso. Durante una pratica di respirazione lenta, quando il sistema nervoso passa dall'acceleratore al freno, molte persone cominciano a sbadigliare, a volte senza riuscire a fermarsi. Non hanno sonno. È il corpo che, scalando marcia, si stira dall'interno. Lo stesso succede nella fase di integrazione dopo una pratica intensa, e lo considero uno dei segnali più affidabili che il lavoro sta andando dove deve.
Trattenere uno sbadiglio, per educazione, è trattenere quel passaggio. Non succede nulla di grave, ma è un piccolo no detto al corpo in un momento in cui stava dicendo sì.
Il sospiro che tiene aperti i polmoni
I polmoni sono fatti di centinaia di milioni di piccole sacche, gli alveoli, e nel respiro normale, piccolo e regolare, alcune tendono lentamente a collassare. Il sospiro, quella inspirazione doppia che arriva ogni qualche minuto senza che la decidiamo, le riapre tutte in un colpo. È così necessario che il tronco encefalico ha un circuito dedicato a generarlo, e un corpo che non sospira ha problemi respiratori seri.
Quindi un sospiro ogni tanto è salute. Il discorso cambia quando diventano molti, uno dietro l'altro, con la sensazione di non riuscire mai a fare un respiro "completo". Quello è un altro fenomeno, e di solito racconta un respiro quotidiano un po' sopra il necessario, dalla bocca, alto nel petto, in uno stato di tensione che non si scarica. Il corpo cerca il respiro soddisfacente e non lo trova perché sta già respirando troppo, come ho spiegato parlando dell'iperventilazione. La soluzione, controintuitiva, è respirare di meno: più lento, più piccolo, dal naso. Il sospiro soddisfacente torna quando il respiro di base scende.
C'è poi il sospiro emotivo, quello che esce dopo una tensione, una notizia, una fine. È il sistema nervoso che rilascia, e assomiglia molto all'espirazione lunga di cui parlo nell'articolo sulla respirazione per l'ansia. Il corpo la conosce da sempre: noi, con la tecnica, non facciamo che riprodurla apposta.
Il singhiozzo, un riflesso senza mestiere
Il singhiozzo è una contrazione improvvisa del diaframma seguita dalla chiusura della glottide, che produce il suono. Nessuno sa con certezza a cosa serva: una delle ipotesi è che sia un residuo di riflessi utili nel feto, o nei primi mesi di vita per liberare lo stomaco dall'aria durante la poppata. Negli adulti, di utile, ha poco.
Però dice qualcosa. Compare quando il diaframma è irritato: pasti grandi e veloci, bevande gassate, cambi di temperatura, risate forti, e anche tensione. È un promemoria, poco elegante, di dove sta quel muscolo e di quanto reagisca a quello che gli succede intorno. Per interromperlo, il metodo che funziona più spesso è una trattenuta del respiro dopo un'espirazione tranquilla, che fa salire l'anidride carbonica e calma il riflesso. Lo stesso principio di molte tecniche di regolazione, applicato a un problema piccolo.
Ascoltare invece di nascondere
Se c'è un filo tra questi tre, è che il corpo regola il respiro di continuo, e lo fa con gesti che abbiamo imparato a considerare maleducati. Lo sbadiglio dice che qualcosa sta cambiando marcia. Il sospiro dice che i polmoni si stanno riaprendo, o che una tensione si sta sciogliendo. Il singhiozzo dice che il diaframma è stato disturbato.
Imparare a respirare meglio comincia da qui, prima di qualsiasi tecnica: dal non scusarsi più per i segnali, e dal cominciare ad ascoltarli. È quello che intendo quando dico che il respiro è un ponte tra corpo e mente. Il ponte c'è già. Serve solo guardarlo quando lo attraversiamo senza accorgercene.
Le domande che mi fanno più spesso.
Sbadiglio continuamente durante la pratica. È un problema?
È il contrario. Durante una pratica lenta lo sbadiglio è il segno che il sistema nervoso sta scalando marcia, e durante una pratica intensa è spesso il corpo che si riassesta. Lascialo passare, senza trattenerlo e senza forzarlo.
Perché sospiro così spesso senza accorgermene?
Il sospiro ogni qualche minuto è fisiologico e necessario. Se diventa molto frequente, di solito racconta un respiro quotidiano un po' sopra il necessario, spesso legato a tensione. Lavorare sul respiro lento e nasale lo riduce da solo.
C'è un modo per fermare il singhiozzo con il respiro?
Trattenere il respiro dopo un'espirazione normale, per quanto riesci senza sforzo, fa salire l'anidride carbonica e spesso interrompe lo spasmo. Funziona meglio dei bicchieri d'acqua al contrario, e non bagna.

